Manipolazione attraverso Mass Media

ottobre 24, 2010

Noam Chomsky ha elaborato la lista delle 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media.
Noam Chomsky – Tratto da www.vocidallastrada.com

1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale  è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.
Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo“Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti  è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Fonte: http://www.visionesalternativas.com.

www.disinformazione.it

 

Lettera a Mons.Fisichella

ottobre 5, 2010

Caro monsignor Fisichella, vengo a Lei con questa mia per sottoporle un caso che vorrei mi aiutasse a contestualizzare. La qui presente ha condotto una vita abbastanza irreprensibile, e dunque a tratti anche piuttosto noiosa, assolvendo fin dalla tenerissima età tutti gli obblighi sacramentali da Voi previsti. Un cursus honorum che dal battesimo al matrimonio l’ha fatta stazionare una trentina di anni tra oratori, sacrestie e movimenti religiosi regolarmente approvati e da Voi riconosciuti. La scrivente ha stazionato, e non se ne è mai pentita sia chiaro, soprattutto in aule sgarrupate di parrocchie di frontiera nelle quali ha insegnato catechismo ma anche italiano e matematica per tenere impegnati – e in chiesa – ragazzini che diversamente sarebbero andati a finire, e qualcuno nonostante l’impegno della scrivente ci è finito lo stesso, nei riformatori.
Senonché due anni fa, dopo sedici anni di onorata carriera matrimoniale, suggellati da sacramento da Voi regolarmente celebrato e registrato nei Sacri Albi, la scrivente si è consensualmente separata dal suo legittimo nonché unico marito.
Marito che ha comunque cercato, nonostante l’epilogo, di amare e onorare come meglio ha potuto e finché le è stato possibile.
E arriviamo a questa benedetta udienza di separazione. Benedetta un tubo, caro monsignor Fisichella, perché appena si sono spalancate le porte del tribunale per me si sono automaticamente chiuse quelle della chiesa.
Lo status di “separata” è inconciliabile con quello di “cattolica praticante”. Perché un sacramento non si scioglie per definizione, non si scioglie mai, mi è stato giustamente spiegato, né è previsto uno sconto sulla definitività di quel “per tutta la vita”. Dunque se tu, cara, compi scelte che ti mettono fuori dalle regole della chiesa non puoi pretendere di continuare a farne parte. Indipendentemente dal contestuale curriculum che hai. Ineccepibile.
Dunque, caro monsignore, le riassumo ciò che lei ben sa: per me, da quel momento, niente più partecipazione ai sacramenti. A messa, si, ci posso andare ma la comunione no, non la posso più fare. Non posso più essere madrina di battesimi e cresime, né testimone ai matrimoni. Io sto fuori dalla porta. Posso sbirciare. E vi ringrazio. Ma non posso partecipare.
Ora però accade che un altro ex facente parte della stessa comunità ecclesiale, ugualmente separato, sia pubblicamente incline al turpiloquio e alla bestemmia, contestualizzata nell’ambito di una contestuale barzelletta sull’Olocausto, vada in giro vantandosi di cambiare una ragazza al giorno e non perda occasione per offendere le donne ed esaltare la pratica della promiscuità. Soprassiedo per carità di patria su tutto il resto. Questo signore, pensi a volte come è contestualizzata la vita, può fare – e la fa – la comunione. Io no.
Però sa una cosa, monsignore? Ora che ci penso, io non vorrei mai far parte di un club che annoverasse tra i suoi soci un signore del genere. Mi stupisce, e molto, che ci si trovi a suo agio Lei.
Ma questo è un problema suo. Che, ne sono certa, saprà adeguatamente contestualizzare.

Caccia al tricolore

settembre 20, 2010

Dal blog http://www.pieroricca.org

Passeggiare con il Tricolore è rischioso, può apparire come una provocazione politica, può essere considerato un gesto offensivo rispetto alle idee del secondo partito di governo, il partito che esprime il ministro degli interni.

Sembra incredibile ma può capitare, girando sul territorio nazionale con la bandiera del proprio paese sulle spalle, di venire bloccati, identificati e forse denunciati dalla polizia, di essere minacciati e insultati in ogni modo da patrioti di una nazione inesistente: la “Padania”.

Questo ci è capitato ieri, domenica 12 settembre, a Venezia, in una bella giornata di sole, punteggiata dal colore verde delle bandiere e delle casacche dei tifosi leghisti, giunti da tutto il nord Italia per la rituale celebrazione del “dio Po”.

Sul palco Umberto Bossi e i principali leader del partito secessionista, furbacchioni che a “Roma Ladrona” si sono accomodati bene. Ai balconi di Venezia decine di bandiere tricolori, a ripetere il gesto famoso della signora Lucia, veneziana sensibile al valore dell’unità nazionale.

Eravamo una decina: con noi Marco Gavagnin, consigliere comunale a Venezia per la lista civica a cinque stelle, e l’amico Paolo Papillo, del blog Informazione dal Basso. Sbarcati a Venezia, abbiamo acquistato una bandiera da un venditore ambulante che ce ne ha regalata una seconda.

Dopodiché ci siamo incamminati verso Riva dei Sette Martiri (patrioti giustiziati dai nazisti nel 1944 mentre gridavano “Viva l’Italia Libera!”), dov’era in programma la manifestazione leghista, ad incrocio con via Garibaldi. A un certo punto siamo stati bloccati da un plotone di poliziotti e carabinieri. Motivo? Grave rischio di disordini a causa della nostra “provocazione”.

Intanto erano partiti gli insulti del popolo verde, proprio mentre gli amplificatori diffondevano la voce roca (e le parole poco comprensibili) del capo. “Comunisti di merda” è stato l’epiteto più gentile. Alcuni ci gridavano “froci” e “culattoni”. Un tipo inneggiava: “Forza Paraguay!”. Poi sono partiti i coretti da stadio: “Padania! Padania!”. Per loro il Tricolore è “da buttare nel cesso”, come insegna il grande leader, perché “l’Italia non è mai esistita e mai esisterà”.

Soltanto il cordone di polizia ha evitato l’aggressione fisica da parte di individui fanatizzati, incattiviti da decenni di violenta demagogia. Una “intimidatoria gazzarra”, l’avrebbe definita il presidente Napolitano, che però in questa occasione è rimasto in silenzio. Siamo stati tutti identificati, noi, non i linciatori. E poi allontanati tra due ali di folla schiumante di rabbia, per aver portato in piazza un simbolo che dovrebbe appartenere a tutti.

Insomma: a 150 anni dall’Unità d’Italia e 65 dalla Liberazione, bisogna ancora fare gli italiani. Certi giorni viene il dubbio che sia troppo tardi.

settembre 18, 2010

Dal blog di Beppe Grillo:

“Caro Beppe,
oggi ho letto una notizia che mi ha lasciato uno sconforto infinito e una rabbia indescrivibile. Ieri Norman, un ragazzo di 27 anni, si è tolto la vita lanciandosi dal terrazzo della facoltà di lettere di Palermo perchè non riusciva più a vedere il suo futuro, chiuso da un ambiente che non riesce a dare lavoro neanche ai migliori. Si era laureato con il massimo dei voti in filosofia della conoscenza e della comunicazione. Lascia una famiglia distrutta che non troverà mai pace per quello che è successo. Suo padre ha parlato di “omicidio di Stato” e ha detto il vero. Questi vecchi bastardi che hanno in mano il Paese ci stanno togliendo tutto, pure la possibilità di sognare una vita normale. Spero darai spazio a questa notizia che ovviamente non è stata neanche accennata dalle tv del regime. Forse non è molto, ma credo che almeno questo Norman lo meriti e spero possa servire ad aprire gli occhi a quanti stanno svendendo il nostro domani per soldi e mignotte.” Alberto M.

Un ragazzo si è suicidato. E’ stato ucciso da un Paese incapace di intendere e di volere, non in possesso delle sue facoltà. Quindi non imputabile per le sue azioni, non condannabile. Il padre di Norman Zarcone ha detto che si tratta di “omicidio di Stato“. Ma chi è lo Stato? Se chiedete in giro nessuno vi dirà: “Sono io lo Stato!“, magari con fierezza oppure vergognandosi, ma almeno con un’assunzione di responsabilità. Lo Stato è sempre qualcun altro e chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni. Norman è stato ucciso da decine di milioni di italiani, è stato un omicidio di massa, di indifferenti che muovono il culo solo se sono toccati direttamente. Un corpaccione amorfo che ha comestella cometa l’istinto di sopravvivenza e come orizzonte il prossimo fine settimana. I giovani migliori se ne vanno dall’Italia, emigrano, qualche volta si suicidano come Norman o rinunciano a un progetto per il futuro. Un Paese di vecchi che divora i propri figli come Saturno, di raccomandati, di prostituti e di prostitute, del proprio corpo o della propria coscienza. Un Paese che vive sul calcolo delle probabilità, sul fatto che la morte sul lavoro, il pizzo, la malasanità, la disoccupazione riguardino sempre gli altri. L’Italia è spaccata in due, non tra Nord e Sud, tra Sinistra e Destra, ma tra giovani e vecchi. I giovani non hanno nulla perché i vecchi hanno tutto.

Miracolo a Milano?

dicembre 19, 2009

dal blog di Beppe Grillo

Dopo il miracolo dello scioglimento del sangue di San Gennaro, quello del sangue invisibile di San Silvio?
“Le cose che non tornano sono molte, forse troppe: il sangue dopo pochi secondi appare coagulato (impossibile); alla dimissione con una frattura nasale e due denti rotti non presentava alcun ematoma sotto gli occhi (molto improbabile). Altri aspetti strani:l’oggetto contundente mai ritrovato; il fazzolettone, guarda caso nero, apparso subito; lo strano comportamento della scorta che non lo porta via, ma anzi lo aiuta a salire sul predellino; nessuna ripresa televisiva e nessuna intervista durante il ricovero (cosa molto strana per un uomo-immagine come lui); il ricovero al San Raffaele (10 km) anzichè al Fatebenefratelli (1km); il primario del San Raffaele dice che ha perso mezzo litro di sangue, ma la camicia è miracolosamente asciutta.”

Due “colpetti” per Mr Giordano

maggio 15, 2009

“Il Giornale” diretto da Mario Giordano ha incassato in questi ultimi giorni due sberle mica da ridere.

La prima è la condanna (qui i dettagli della sentanza) di Filippo Facci per aver diffamato Alfredo Robledo (sostituto Procuratore al Tribunale di Milano).
Qualche tempo fa Robledo, insieme a fabio De Pasquale, rinviò a giudizio Silvio Berlusconi (la cui famiglia è proprietaria de “Il Giornale” per cui Facci scrive) per Corruzione in Atti Giudiziari (sotto l’articolo di Facci); da questa vicenda nacque il famoso caso Mills.
Assieme a Facci è stato condannato anche Maurizio Belpietro, allora direttore de “Il Giornale”.

L’altro “colpetto” arriva invece direttamente dall’Ambasciata del Giappone in Italia.
Il 30 aprile scorso usciva sul giornale diretto da Giordano un articolo dal titolo “Lambertow premiato dai giapponesi” nel quale il popolo del sol levante veniva apostrofato come “musi gialli” da una non ben precisata mano vista la firma “Redazione”.
Shinsuke Shimizu, Ministro e vice capo missione, ha quindi preso la penna in mano e ha chiesto ufficialmente “una spiegazione a scopo di rettifica sull’espressione “musi gialli giapponesi”.

E’ poi interessante notare come nessuna delle principali testate giornalistiche nazionali (per lo meno le edizioni online) abbia dato la notizia sulla condanna di Facci & Co.
Sembra proprio di vivere in una sorta di “protezionismo degli informatori” in cui i giornalisti italiani delle grandi testate evitano chirurgicamente di pubblicare notizie negative riguardanti i colleghi; nella logica del “oggi tocca a te ma magari domani tocca a me” questa ipotesi non mi sembra poi così bislacca.

Avanti così, fino al fondo per poi scavare…

E se ti danno del comunista?

maggio 12, 2009

Dopo alcune reiterate provocazioni, finalmente Fabio Volo si è incazzato, come una iena, e ne ha dette quattro al (povero?) ascoltatore che continuava a dargli del Comunista durante la sua trasmissione radiofonica “Il volo del mattino” su RadioDJ. La registrazione di questo “alterco” è molto interessante, perché pone in evidenza un concetto fondamentale che sembra permeare l’intera politica nostrana: la superficialità nell’uso degli slogan e degli appellativi politici presso i giovani (ma anche i meno giovani purtroppo).

Che significa Comunista ? Che significa Fascista ? La politica spettacolo a cui siamo abituati alimenta un modo di approcciarsi alle ideologie che è del tutto indistinguibile dal tifo calcistico. Essere Comunista, non è diverso da essere Interista o Laziale, fai parte di un gruppo, in cui noi siamo noi e gli altri non sono loro ma sono “gli avversari”, identità a prescindere da chi sono e da cosa realmente fanno. Non è colpa mia se sei uno Juventino, e come tale, per me che sono Milanista, sei solo feccia!

In troppi confondono poi come Comunismo le dittature Nazional-Socialiste di stampo sovietico, che sono assai più simili al Nazismo che ad altre forme di regime, pertanto avviene il simpatico paradosso di coloro, magari di estrema destra, che danno del comunista a qualcuno di sinistra, ritenendolo colpevole di ispirarsi ad una dittatura totalitaria assai più simile in realtà allo stesso fascismo che l’accusatore stesso manifesta. Come un cornuto che da all’asino del bue.

Questo modello superficiale alimentato artificialmente dai media, fatto di slogan e letteronze, in cui le ideologie, il sesso, il successo, si mescolano accuratamente in un inestricabile pantano di valori, provocano un evidente rincoglionimento totale della nostra società, in cui si perdono  i significati e il senso intimo delle parole, come magistralmente spiegato da questo bel post di Lameduck sull’argomento. Coloro che hanno scarse capacità culturali preferisco ripetere a pappagallo concetti di origine propagandistica,  appresi chissà come, perché “fa ganzo” usarli per colpire i “presunti nemici”, oppure goliardisticamente perché suonano bene, senza fermarsi un attimo (trascinati dall’impeto) per capirne il reale significato.

La parte divertente dello stacchetto di Fabio Volo è quando a un certo punto dice: “adesso parli tu per 5 minuti e mi dici che cosa è il comunismo per te”. Agghiacciante l’imbarazzo del ragazzo, assolutamente demolito nelle sue pseudo-convinzioni che crollano come un castello di carte di fronte a una tempesta.

 

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Al-Qaida

Nano iconoclastìa

maggio 6, 2009

blog www.beppegrillo.it

*** IL VIDEO E’ STATO CENSURATO DA YOUTUBE. SCARICATELO DA QUI E DIFFONDETELO ***

ll video è stato censurato da YouTube con il seguente messaggio:
“ATTENZIONE
I seguenti video nel tuo account sono stati disattivati a causa di una violazione delle Norme della community di YouTube: A seno nudo – (StaffGrillo)
Il tuo account ha ricevuto un avvertimento relativo alle Norme della community che sarà valido per sei mesi. Ulteriori violazioni potrebbero comportare la disattivazione temporanea della tua capacità di pubblicare contenuti su YouTube e/o la chiusura del tuo account.
Una copia di questo messaggio è stata inoltre inviata tramite email all’indirizzo associato a questo account per riferimenti futuri.”
Per ora sono impossibilitato a pubblicare qualunque video su YouTube, troverò presto altre soluzioni.

Vittorio Feltri è la punta più alta della neo iconoclastia, della distruzione attraverso i mass media dell’immagine delle persone. Nel senso suino, spregiativo, psiconano del termine. Feltri rimarrà, ne sono sicuro insuperato. La pubblicazione a seno nudo su Libero (finanziato dai soldi pubblici) della (ancora) moglie del suo padrone elettivo dopo alcune dichiarazioni di Veronica Lario: “un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere” non ha precedenti. Mussolini e Hitler non sono arrivati a tanto, alle poppe della moglie sui giornali amici.
La neo iconoclastia, o nanoiconoclastia, è un movimento di carattere diffamatorio che si è sviluppato in Italia a partire dalla fine dello scorso secolo con l’obiettivo di distruggere la reputazione degli avversari. Alla base del movimento piduista mediatico vi è la convinzione che colpendo l’immagine di una persona attraverso i media di massa questa fosse indotta al silenzio o si normalizzasse.
Una convinzione del tutto corretta. Con Mondadori e Mediaset e spesso anche della RAI, un giudice può diventare un criminale, una puttana una donna di governo, un avversario politico un povero idiota. Chi non si fa comprare si distrugge. Un ordine del padrone, non sempre necessario, e Montanelli è un ingrato, un povero vecchio demente. Caselli un magistrato comunista in cerca di notorietà, Fini un traditore (poi pentito), Bossi un pazzo (poi pentito). A Fini che si dissociava nel 2007 fu servito, caldo caldo, da Striscia La Notizia un servizio sulla sua nuova compagna. A Bossi che rifiutava negli anni ’90 l’alleanza con Forza Italia, per mesi, fu dato sulle televisioni di Testa d’Asfalto del mitomane, del folle. Per una efficace nanoiconosclastia è necessario di disporre di servi pronti a tutto. Sono i kapò dell’informazione, i killer delle persone che si ribellano. Sgarbi, Feltri, Giordano, Belpietro, Rossella, Mimun, Fede sono solo alcuni tra le centinaia di manipolatori a pagamento della realtà. Gente che pagherebbe per disinformare. L’eresia va colpita e l’immagine dell’eretico va distrutta, storpiata, annullata.
L’effetto della nanoiconoclastia è il silenzio. Chi per paura, chi perché si è venduto, chi perché si è arreso. In un silenzio generale i pochi che parlano sono subito identificati. E’ un vantaggio non da poco per chi vuole colpirli. E se affermano cose diverse dai più importanti media del Paese non possono che avere torto per chi non ha altre fonti di informazioni.
Una menzogna ripetuta per mesi e per anni diventa verità, ma non è la verità.
Il gioco del silenzio di chi sa tutto e non parla per non perdere la propria posizione sociale è l’aspetto più mortificante della nanoiconoclastia. Un silenzio preventivo. Dove sono i cosiddetti intellettuali? I cosiddetti giornalisti? I cosiddetti industriali?
Il gioco del silenzio non può durare a lungo. Il re è nudo e ha anche il culo di fuori.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Lodo Veronica

maggio 5, 2009

 

 

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Dal blog di Travaglio  www.voglioscendere.it
Zorro
l’Unità, 5 maggio 2009

L’improvvisa comparsa dell’avvocato Ghedini sulla scena del divorzio preannuncia avvincenti sviluppi nella guerra dei Roses brianzola. E’ allo studio un Lodo Veronica in 4 articoli che verrà tosto comunicato al ministro Al Fano e all’occorrenza spiegato con l’ausilio di disegnini, dopodichè sarà sottoposto alle opposizioni per il necessario dialogo bipartisan:
“1) Le cause di divorzio che coinvolgano le quattro alte cariche dello Stato sono sospese fino alla scadenza dei rispettivi mandati, sospensione prorogata in caso di passaggio da una carica all’altra; la sospensione non vale in caso di divorzio attivo (alta carica che molla la moglie), ma solo di divorzio passivo (alta carica mollata dalla moglie).
2) Vietato divorziare in prossimità di elezioni di ogni ordine e grado: ogni causa avviata nei 40 giorni precedenti il voto è da considerarsi nulla e mai più reiterabile.
3) Le cariche di cui all’art. 1 sono dispensate dal divieto di frequentare ragazze minorenni; anzi, se lo fanno riceveranno la comunione direttamente dalle mani del Santo Padre (previa deroga ai Patti Lateranensi).
4) Le notizie sulla vita privata delle quattro cariche sono coperte da segreto di Stato e punite con severissime pene detentive, eccezion fatta per quelle commissionate dalle cariche medesime per autoritrarsi in idilliaci quadretti familiari; il gossip può invece proseguire serenamente sulle testate di proprietà di una delle alte cariche quando riguardi privati cittadini o esponenti dell’opposizione (vedi caso Sircana o bacio tra Di Pietro e un’amica).
5) Io so’ io e voi nun siete un cazzo”.
(Vignetta di Natangelo)

I piano CHIESE

maggio 2, 2009
 imageDal blog  www.byoblu.com

 Il piano C.A.S.E.Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili – prevede che siano costruite abitazioni di 50mq per circa 13.500 sfollati. Si chiameranno abitazioni durevoli. Un’evoluzione di quelle vecchie, che erano le abitazioni cedevoli.

 I quartieri durevoli, invece, fra vent’anni dovrebbero servire per gli studenti. Diventeranno campus, ma con una differenza. Nel resto del mondo i campus servono per dare un futuro. In Italia servono a toglierlo. Il futuro ormai è un bene prezioso, se lo possono permettere in pochi. Così, anzichè rilasciare certificati di laurea, stiliamo certificati di morte. Dove non riescono la droga e le malattie, ci pensano le scuole. A San Giuliano è stato un successone: abbiamo fatto fuori 27 bambini più una maestra. Bonus extra point.  A Torino abbiamo totalizzato un morto e 20 feriti. Si poteva fare meglio. Alla Casa dello Studente, ancora non si sa quanti ne abbiamo seppelliti. Senza contare lo spettacolare finale Twin Towers… Non ci facciamo mancare niente!

  Il Papa vuole case e chiese. Io voglio solo case. Le chiese fatele durevoli. Oppure fatele itineranti: una domenica a turno, negli androni dei palazzi. Almeno finchè l’ultimo dei bambini non avrà nuovamente una cameretta dove giocare e studiare, e il suo un papà un lavoro per pagargli un futuro. All’estero.

  Invece sembra che i religiosi avranno i soldi, e i cittadini i debiti. E’ il cosiddetto piano CHIESE.

Lettera di Stefania Pace
Il Decreto anti Robin Hood

 Il decreto-legge 28 aprile 2009, n.39 non salva l’Abruzzo. Lo fa crollare definitivamente. Dodici articoli, scritti con la connivenza delle amministrazioni locali, dodici misure-vergogna.

  L’Art. 3 stabilisce che le case – quelle vere, non quelle durevoli – potranno essere ricostruite usufruendo di finanziamenti agevolati garantiti dallo Stato e contributi con il sistema del credito d’imposta. Ma i soldi per la ricostruzione saranno dilazionati fino al 2032 e comunque dovranno essere anticipati dai cittadini, i quali verranno rimborsati sulle fatturazioni. Invece, per le aziende e per gli Istituti religiosi sono previsti indennizzi, sia per gli immobili sia per i beni e le strumentazioni in essi contenuti.
 Perché per i risarcimenti ai privati vengono usati i termini finanziamento e credito d’imposta, mentre per le aziende e per le strutture religiose viene usato il termine indennizzo?

 Inoltre il decreto impone che siano aperte due discariche, una a Barisciano e una a Poggio Picenze. Dovranno smaltire i rifiuti urbani generici e quelli derivanti dalla distruzione degli immobili danneggiati. Anche di quelli che avevano coperture di eternit. Fino a circa una settimana fa, nei pressi di Piazza d’Armi c’era in funzione un trita macerie che frantumava indistintamente qualsiasi cosa. Chissà se esiste un nesso tra la polvere e le fibre d’amianto di cui l’aria era satura e i numerosi casi di broncospasmo che hanno colpito i bambini di alcune tendopoli?  

 Intanto mentre la popolazione sopravvive al freddo e alle mille difficoltà che il campeggio comporta, i dirigenti della Protezione Civile alloggiano comodamente presso l’Hotel Cristallo a Fonte Cerreto e si rifocillano con l’ottima cucina del ristorante Il Geranio.

 C’è da capirli: non tutti sono tagliati per fare i campeggiatori.